Il rischio di transizione climatica nell'investimento assicurativo obbligazionario

In breve

Il cambiamento climatico in corso espone anche le Compagnie assicurative ad una serie di rischi e di sfide, che il Gruppo Generali si è già impegnato ad affrontare.
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Il rischio di transizione climatica per i portafogli assicurativi

Le gravi conseguenze ambientali e sociali del cambiamento climatico, osservabili già su vasta scala, possono solo peggiorare in mancanza di un'azione coordinata. Dal punto di vista economico, il cambiamento climatico e i fenomeni fisici correlati, espongono le Compagnie assicurative e il valore dei loro asset ad una serie di rischi rilevanti e rappresentano una sfida per i modelli di business e la solidità di molte imprese. Per prevenire una spirale di crisi e provare a ridisegnare un futuro migliore, l'Accordo di Parigi chiede una riduzione delle emissioni di gas serra che miri a contenere l'incremento della temperatura globale sotto i 2°C (preferibilmente non più di 1,5°C, rispetto ai livelli preindustriali). A tal fine sarà necessario scoraggiare gli investimenti negli attivi ad uso intensivo di carbonio. Un primo fattore in grado di erodere il valore di questi asset sarà quello «normativo», dato che le società che non si adegueranno ai nuovi standard “green” saranno costrette ad affrontare i rischi emergeranno da nuovi regolamenti e ricorsi giudiziali. 

Un altro fattore potrebbe essere l’istituzione di una imposta pigouviana sulle emissioni di CO2. Tenuto conto delle possibilità di turnover limitate, i portafogli assicurativi si troverebbero di fronte ad un bivio: vendere subito i titoli delle società in ritardo sul fronte ESG oppure uscirne in modo graduale. Così facendo, dal punto di vista degli investimenti, il rischio di transizione climatica si tradurrebbe in una maggiore pressione sui prezzi degli asset con impronta di carbonio marcata, mettendone in discussione la sopravvivenza stessa.

 

Asset ad alta intensità di carbonio: vendere ora o uscire gradualmente?

Osservando i risultati di uno studio condotto dalla European Insurance and Occupational Pensions Authority (EIOPA) sulla scelta fra un approccio run-off e uno di ri-allocazione, abbiamo concluso che la soluzione migliore sia quella di ridurre gradualmente il rischio di transizione dei portafogli, incorporando pian piano le modifiche normative (e i benefici che ne deriveranno). Questo approccio di lungo termine è coerente con l'obiettivo finale di decarbonizzare i settori e i mercati con un'impronta di carbonio marcata. Infatti, mentre una decarbonizzazione dei portafogli di breve termine produrrebbe un impatto marginale sull'economia, un approccio di lungo periodo, mantenendo l'esposizione verso settori ed emittenti con ampi margini di miglioramento in termini di riduzione delle emissioni di CO2, consentirebbe di beneficiare della graduale riduzione del costo del capitale con conseguente incremento delle valutazioni degli asset correlati. Nel reddito fisso, il mercato primario ci sembra il luogo ideale per mettere in atto questa strategia e ottenere l'impatto maggiore, visto che è qui che gli emittenti cercano capitali freschi.

 

Le banche centrali aumentano il focus sugli obiettivi “green”

Il cambiamento climatico non è ancora parte del mandato delle principali banche centrali. Queste però, consapevoli dei rischi per la stabilità dei prezzi nel medio termine, hanno iniziato a muovere i primi passi in tal senso. La Banca centrale europea (BCE) ad esempio, ha incluso per la prima volta degli obiettivi “green” nella propria strategia, rivista a luglio 2021, e attraverso un action plan dedicato al clima intende supportare la transizione verso un'economia più verde. Dopo una valutazione delle inefficienze di mercato, nella seconda metà del 2022 saranno formulate proposte su come adeguare il Corporate Sector Purchase Programme (CSPP). Inoltre, la BCE includerà i rischi di cambiamento climatico nei rating creditizi e, entro la fine del 2024, suggerirà degli haircuts legati all’impronta climatica nelle valutazioni creditizie delle operazioni pronti contro termine (REPO). Più in generale, saranno elaborati criteri di idoneità per gli acquisti di asset a partire dal 2024.

 

Il premio ESG è destinato a crescere

Ci aspettiamo che la BCE continui ad essere un acquirente netto di credito fino all'inizio del terzo trimestre 2022, mentre il rischio climatico sarà effettivamente incluso tra i criteri di selezione, per gli acquisti CSPP, solo a partire dal secondo semestre del 2022. Considerando il ruolo della BCE in questo mercato (detiene quasi il 25% dei titoli idonei ai fini CSPP), riteniamo che un’azione di questo tipo, possa aiutare a dare maggiore impulso all’integrazione dei fattori ambientali nelle valutazioni del mercato del credito.

 

L’impegno di GIAM nell’affrontare il rischio climatico

Generali Insurance Asset Management ("GIAM") si è impegnata a raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi tagliando le emissioni di gas serra del Gruppo Generali, riconducibili agli investimenti diretti in azioni e obbligazioni

societarie, in misura del 25% fra il 2019 e il 2025. Contribuendo alla riduzione delle emissioni nocive nell'economia reale e interagendo con le società partecipate per realizzare una strategia di neutralità carbonica, il Gruppo Generali è entrato a far parte della Net Zero Asset Owner Alliance. In linea con gli obiettivi di tale iniziativa, il modello di decarbonizzazione adottato include sia una strategia di esclusione del carbone che una di engagement. GIAM ritiene infatti che un approccio indifferenziato per tutte le società e i settori sia poco realistico, per questo cerca di interagire direttamente con le compagnie gas-petrolifere, utility e società di materiali, sostenendole nel percorso di transizione verso il “netzero”. In GIAM, l’impegno in queste attività è trasversale, assicurato dall’integrazione fra i dati finanziari, i processi d'investimento, l’attività svolta dagli analisti ESG, nonchè quella degli esperti della ricerca e dei gestori di portafogli, unitamente all’attività di engagement e l'esercizio dei diritti di voto. Il fine ultimo è migliorare costantemente l'efficienza con cui i dati e le informazioni sulla transizione climatica vengono integrati nelle decisioni di investimento e di gestione ordinaria dell'attività aziendale.

 

Per maggiori dettagli, leggi il White Paper:

White_Paper_4_Climate_transition_risk_in_insurance_investments.pdf
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