SFDR e Tassonomia essenziali per l'Esg

In breve

Gli esperti di Generali Investments sottolineano che le dinamiche regolatorie sono determinanti per il raggiungimento di un nuovo modello di finanza inclusiva e sostenibile. L'importanza del principio di “doppia materialità”

Buongiorno Marta, dunque il fatidico 10 marzo è arrivato, il regolamento SFRD [1] è realtà, secondo Generali Investments quale sarà la portata del cambiamento? Siete pronti ad affrontarlo?


L’introduzione del Regolamento sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation, SFRD), cui si aggiungerà quello sulla Tassonomia UE 2020/952, sarà determinante per il raggiungimento di un nuovo modello di finanza inclusiva e sostenibile. Il confine tra investimenti sostenibili e tradizionali, che si poteva osservare fino al decennio scorso, scomparirà per lasciare spazio ad un mercato definitivamente imperniato sulla sostenibilità.

Già dal 2006 il Gruppo Generali applica dei filtri etici ai propri investimenti e dal 2010, la sua società di gestione, Generali Investments, ha creato un team di analisti ESG [2] dedicato. Negli ultimi anni Generali Investments ha investito ulteriormente nel proprio rafforzamento strutturale, costituendo un team di Investment Stewardship (IS) dedicato all’attuazione di una filosofia di investimento volta a promuovere strategie di investimento socialmente responsabili e a garantire i più alti standard di gestione dei portafogli.

In particolare, il team di IS si occupa di tre attività: active ownership (proxy voting ed engagement), analisi e integrazione ESG ed impact investing. Tra queste attività esiste una sinergia che riteniamo sia fondamentale poter ritrovare anche nelle diverse iniziative regolamentari – mi riferisco, in particolare, alla Non-Financial Reporting Directive (NFRD), alla Taxonomy Regulation e alla Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), ma anche alla iniziative regolamentari collegate. Tutte dovrebbero esprimere l’ormai noto principio di “doppia materialità” che considera l’impatto delle variabili ESG tanto sulle performance finanziarie che sulle attività di impresa, in relazione all’ambiente e alla società.

Impatto materiale, cosa significa e come modifica il processo d’investimento: criticità?


In qualità di gestore patrimoniale con un orizzonte di lungo periodo, Generali Investments ha compreso fin da subito l’importanza dell’impatto materiale dei fattori ESG sui rendimenti di lungo termine delle diverse classi di attivo. In particolare, in riferimento all’art 4 della SFRD, che richiede di rendicontare i principali impatti avversi, negativi o materiali derivanti dalle decisioni di investimento, Generali Investments ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di solido rafforzamento della base dati ESG a disposizione dei nostri analisti e professionisti dell’investimento attraverso un progetto di ESG data implementation and ESG integration, per mitigare uno dei più importanti limiti dell’analisi ESG: la mancanza di dati facilmente accessibili e affidabili sul mercato. 

Tuttavia, nonostante le azioni intraprese, alcuni dati richiesti dal regolamento risultano ad oggi inconsistenti e calcolati secondo metodologie divergenti (e.g. Emissioni Scope 3, CEO pay ratios). Ci aspettiamo che nei prossimi anni il mercato dei dati ESG evolva in modo da coprire efficacemente asset class fondamentali come quella dei titoli di stato, il real estate o i private asset, i cui dati sono ad oggi non comparabili a quelli disponibili per l’analisi delle società emittenti.

..ma anche opportunità?


Riconosciamo comunque che la transizione verso un’economia a impatto zero generi anche delle opportunità di investimento nonchè la possibilità di mitigare i rischi finanziari e condividiamo le ragioni che portano oggi l’attenzione principalmente sulla gestione dei cambiamenti climatici. Tuttavia, le tematiche sociali e di governance sono state lasciate in secondo piano. Ne è la prova la scarsità dei dati messi a disposizione degli investitori. Riteniamo inoltre, che le considerazioni sulle questioni ambientali e sociali non possano seguire processi differenti, dato che ogni impatto sull’ambiente è intrinsicamente correlato a questioni di tipo sociale. Crediamo quindi che la misurazione dell’impatto, positivo o negativo, debba scaturire dalla combinazione delle tre dimensioni dell’ESG: ambiente, sociale e governance. In Generali Investments ovviamo a questa mancanza, facendo leva sulla nostra attività di proxy voting e di engagement, che ci permette di fornire input più completi per condurre le nostre analisi ESG.

Gabriele, per chiudere chiedo a te: come si posiziona strategicamente Generali Investments in questo contesto?


Il focus, ormai consolidato, verso obiettivi comuni di sostenibilità ha generato un aumento della domanda di stategie ESG così forte da impattare sensibilmente le azioni commerciali degli asset manager. Secondo recenti dati diffusi da Morningstar, nel 2020 i fondi open-end ed ETF sostenibili hanno attirato in Europa, flussi netti per €233 mld, quasi il doppio rispetto al 2019.

Devo dire tuttavia che queste dinamiche non ci sorprendono affatto. Il nostro Gruppo applica rigorosi criteri ESG ai propri portafogli da almeno 15 anni. Un percorso ed un impegno amplificati dall’azione congiunta delle società specializzate che compongono la piattaforma multi-boutique di Generali Investments.

Il risultato è una offerta diversificata di strategie SRI su asset liquidi ed illiquidi. Per citarne alcune:

Buongiorno Marta, dunque il fatidico 10 marzo è arrivato, il regolamento SFRD [1] è realtà, secondo Generali Investments quale sarà la portata del cambiamento? Siete pronti ad affrontarlo?


L’introduzione del Regolamento sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation, SFRD), cui si aggiungerà quello sulla Tassonomia UE 2020/952, sarà determinante per il raggiungimento di un nuovo modello di finanza inclusiva e sostenibile. Il confine tra investimenti sostenibili e tradizionali, che si poteva osservare fino al decennio scorso, scomparirà per lasciare spazio ad un mercato definitivamente imperniato sulla sostenibilità.

Già dal 2006 il Gruppo Generali applica dei filtri etici ai propri investimenti e dal 2010, la sua società di gestione, Generali Investments, ha creato un team di analisti ESG [2] dedicato. Negli ultimi anni Generali Investments ha investito ulteriormente nel proprio rafforzamento strutturale, costituendo un team di Investment Stewardship (IS) dedicato all’attuazione di una filosofia di investimento volta a promuovere strategie di investimento socialmente responsabili e a garantire i più alti standard di gestione dei portafogli.

In particolare, il team di IS si occupa di tre attività: active ownership (proxy voting ed engagement), analisi e integrazione ESG ed impact investing. Tra queste attività esiste una sinergia che riteniamo sia fondamentale poter ritrovare anche nelle diverse iniziative regolamentari – mi riferisco, in particolare, alla Non-Financial Reporting Directive (NFRD), alla Taxonomy Regulation e alla Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), ma anche alla iniziative regolamentari collegate. Tutte dovrebbero esprimere l’ormai noto principio di “doppia materialità” che considera l’impatto delle variabili ESG tanto sulle performance finanziarie che sulle attività di impresa, in relazione all’ambiente e alla società.

Impatto materiale, cosa significa e come modifica il processo d’investimento: criticità?


In qualità di gestore patrimoniale con un orizzonte di lungo periodo, Generali Investments ha compreso fin da subito l’importanza dell’impatto materiale dei fattori ESG sui rendimenti di lungo termine delle diverse classi di attivo. In particolare, in riferimento all’art 4 della SFRD, che richiede di rendicontare i principali impatti avversi, negativi o materiali derivanti dalle decisioni di investimento, Generali Investments ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di solido rafforzamento della base dati ESG a disposizione dei nostri analisti e professionisti dell’investimento attraverso un progetto di ESG data implementation and ESG integration, per mitigare uno dei più importanti limiti dell’analisi ESG: la mancanza di dati facilmente accessibili e affidabili sul mercato. 

Tuttavia, nonostante le azioni intraprese, alcuni dati richiesti dal regolamento risultano ad oggi inconsistenti e calcolati secondo metodologie divergenti (e.g. Emissioni Scope 3, CEO pay ratios). Ci aspettiamo che nei prossimi anni il mercato dei dati ESG evolva in modo da coprire efficacemente asset class fondamentali come quella dei titoli di stato, il real estate o i private asset, i cui dati sono ad oggi non comparabili a quelli disponibili per l’analisi delle società emittenti.

..ma anche opportunità?


Riconosciamo comunque che la transizione verso un’economia a impatto zero generi anche delle opportunità di investimento nonchè la possibilità di mitigare i rischi finanziari e condividiamo le ragioni che portano oggi l’attenzione principalmente sulla gestione dei cambiamenti climatici. Tuttavia, le tematiche sociali e di governance sono state lasciate in secondo piano. Ne è la prova la scarsità dei dati messi a disposizione degli investitori. Riteniamo inoltre, che le considerazioni sulle questioni ambientali e sociali non possano seguire processi differenti, dato che ogni impatto sull’ambiente è intrinsicamente correlato a questioni di tipo sociale. Crediamo quindi che la misurazione dell’impatto, positivo o negativo, debba scaturire dalla combinazione delle tre dimensioni dell’ESG: ambiente, sociale e governance. In Generali Investments ovviamo a questa mancanza, facendo leva sulla nostra attività di proxy voting e di engagement, che ci permette di fornire input più completi per condurre le nostre analisi ESG.

Gabriele, per chiudere chiedo a te: come si posiziona strategicamente Generali Investments in questo contesto?


Il focus, ormai consolidato, verso obiettivi comuni di sostenibilità ha generato un aumento della domanda di stategie ESG così forte da impattare sensibilmente le azioni commerciali degli asset manager. Secondo recenti dati diffusi da Morningstar, nel 2020 i fondi open-end ed ETF sostenibili hanno attirato in Europa, flussi netti per €233 mld, quasi il doppio rispetto al 2019.

Devo dire tuttavia che queste dinamiche non ci sorprendono affatto. Il nostro Gruppo applica rigorosi criteri ESG ai propri portafogli da almeno 15 anni. Un percorso ed un impegno amplificati dall’azione congiunta delle società specializzate che compongono la piattaforma multi-boutique di Generali Investments.

Il risultato è una offerta diversificata di strategie SRI su asset liquidi ed illiquidi. Per citarne alcune:

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